Hockenheim 1997, l’ultimo sigillo di Gerhard

Hockenheim 1997, l’ultimo sigillo di Gerhard
In #laformuladeigrandi di Galdieri

L’austriaco Gerhard Berger nel 1997 è ‘il decano’ dei piloti in attività.
Le ha viste e guidate tutte, passando dai motori aspirati ai turbo, vivendo l’era dell’elettronica e delle sospensioni attive fino al bando di queste componenti a metà anni ‘90.
Ha avuto l’onore di condividere il box con gente del calibro di Senna e Mansell, ha duellato con Prost e ha vissuto la peggiore Ferrari della storia, quella ‘del palazzo dei veleni’, a fianco del francese Alesi.

Con Jean condivide una grande amicizia ed i due, dopo l’avventura a Maranello, sono ingaggiati da Briatore alla Benetton.
Purtroppo la vettura di Enstone è solo l’ombra di quella che ha permesso a Schumacher di vincere nel 1994 e 1995 e nelle stagioni 1996 e 1997 ed è regolarmente battuta da Jordan e Ferrari.
Il nervosismo è palpabile nella compagine anglo-trevigiana, con Briatore che regolarmente se la prende con i suoi driver.
Il problema della Benetton è che manca ‘Schumy’ che faceva anche l’alba per provare la vettura in estenuanti sessioni di test e la carenza di messa a punto porta il team a scivolare sempre più indietro nella classifica.

Ad inizio ‘97 Berger salta tre gare per un problema al gomito ed è sostituito dal giovane Wurz.
E’ chiaro che è ormai  ‘attempato’ per la F1, ma vuole  lasciare il segno.
L’occasione arriva proprio al rientro sulla pista che ama di più, Hockenheim.
L’austriaco è l’interprete delle piste super veloci ed è capace di diventare davvero imbattibile se è in giornata.
Quel weekend non ce ne sarà per nessuno, con dominio assoluto in prova con pole position ed in gara, dove  terrà a bada la Ferrari del Kaiser e la Jordan Peugeot di Fisichella, che vanta il motore più potente dello schieramento.

Guiderà superbamente dall’inizio alla fine godendosi l’ultimo trionfo, assaporandolo lentamente come si fa con un bicchiere di ottimo vino.
Sarà il congedo di un grande pilota, veloce, ma incostante nelle prestazioni, gregario di lusso, amante della bella vita e del motorsport in maniera viscerale.
La fine di una carriera ricca di podi e vittorie, mai concretizzatasi nell’agognato titolo mondiale.
Ma non essere campioni del mondo non vuol dire non lasciare il segno, perché aver guidato e vinto per Ferrari e Mclaren è già di per sé un grandissimo traguardo.
Con Berger fuori dal circus cala definitivamente il sipario su quella Formula 1 molto ‘maschia’ e ‘guascona’ che in tanti hanno seguito ed amato.


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