Gerhard Berger l’ex pilota che sfidò la morte- #formuladeigrandi

In #laformuladeigrandi di mario palo

 

Gerhard Berger è sempre stato avvezzo a sfidare la sorte, soprattutto agli inizi della sua carriera. Facile farsi prendere la mano quando si è ricchi e si guida un’auto da corsa.

Gerhard Berger il piede non lo schiacciava solo quando era in gara ma anche nel tragitto casa- ufficio. Un giorno del 1983 mentre tornava dal lavoro (la ditta di trasporti che gestiva con il padre) chiese troppo alla sua Bmw finendo rovinosamente in un burrone.

Fortuna volle che per caso passasse un’ambulanza che vedendo l’accaduto soccorse immediatamente il ragazzo che altrimenti sarebbe morto, a causa delle ferite riportate, nel giro di un’ora.

Nonostante tutto l’austriaco continua a considerare le situazioni con molta ironia e menefreghismo. A Imola nel 1985, probabilmente a causa della sua guida irruenta e poco rispettosa della meccanica, la sua Ferrari perde l’alettone anteriore ed esce di pista alla curva del Tamburello.

Un impatto tremendo alla mostruosa velocità di 285 km/h, un po’ come cadere all’improvviso dal quinto piano di un palazzo. La monoposto di Maranello nello schianto prende fuoco ma anche in questo caso i soccorsi sono veloci e Gerhard Berger ne esce solo con ustioni alle mani e qualche frattura. Ammaccato ma vivo. Dopo questa esperienza Gerhard si placherà, guidando più con la testa e meno con il cuore. Pur continuando ad essere uno dei più veloci del circus, team-mate e amico di grandi campioni come Mansell e Senna, alla soglia dei trent’anni capirà che danzare con la morte ha il suo fascino ma può essere terribilmente rischioso.

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