Damon Hill, primo ed unico mondiale 1996
Damon Hill, tutta la storia del suo primo ed unico Mondiale nel 1996.
Ci sono storie che vale la pena ricordare, eventi a cui forse non diamo il giusto peso perché i protagonisti non fanno parte di ‘quelli’ che contano davvero.
La Formula 1 non fa eccezione e, quando si parla di Senna , Prost e Schumacher, emergono i ‘classici’ Fanboy pronti ad elogiare le gesta del proprio beniamino.
Esistono tante vicende non legate a questi ‘personaggi’ di culto che sono ugualmente affascinanti, se non altro per il risvolto umano degli attori che ne sono protagonisti.
Ricordate Damon Hill?
Sì, proprio lui, il ‘figlio di papà’ che arriva nella massima Formula 1 per il ‘blasone’.
In realtà le cose non stanno propriamente così e Damon all’inizio fa una gavetta degna di un figlio di un qualsiasi meccanico della Midlands.
Per finanziarsi le corse in moto ed auto fa il corriere ed approda ‘ormai vecchio’ nel circus.
La moglie lo sostiene economicamente e riesce a debuttare con la Brabham che, ad inizio anni ‘90, è la peggiore delle monoposto del circus.
Frank Williams lo prende come collaudatore e Damon si farà tanti chilometri sulle ‘belve’ che porteranno al successo Mansell e Prost.
Damon Hill, la storia
Nel 1994, dopo la morte di Ayrton Senna, si ritrova prima guida del team.
Vende cara la pelle, ma con Schumacher e la Benetton c’è poco da fare.
Nel 1995 fa tanti errori, al punto che viene etichettato come pilota debole e dalla guida non eccelsa.
Nulla di più sbagliato, perché Damon è veloce, ma Schumacher, semplicemente, non conosce la paura e porta la competizione a livelli ‘estremi’.
L’anno dopo la musica cambia, poiché il ‘Kaiser’ va in Ferrari e non è in lizza per il titolo poiché la F310 ha problemi di aerodinamica ed affidabilità.
Ha però un importante compagno di squadra, Jacques Villeneuve.
Il canadese gode del favore dei box per il fare ‘molto’ arrembante in pista, ma non ha la maturità per il titolo.
Spesso duella con Damon, ma l’inglese la nuova FW18 la fa volare.
All’Estoril Jacques perde una ruota e Hill è matematicamente campione.
Una prova di resilienza e forza che dimostra che se credi fino in fondo puoi farlo.
L’epilogo
In pochi avrebbero immaginato che ‘Capitan zero’ (dal numero di gara della sua Williams nel 1994) potesse farcela, nonostante la macchina migliore.
Superficialmente si diceva che con la Williams di Newey era capace anche una ‘scimmia’, sminuendo così il lavoro di Hill.
Nulla di più sbagliato perché, se quelle auto andavano come ‘treni’, il merito era anche suo e delle ore passate a svilupparle.
La stessa Williams lo scaricherà a fine anno, pensando di avere tra le mani due grandi campioni, Villeneuve e Frentzen.
Esito ingiusto per chi avrebbe meritato molta più considerazione.
Ma Damon è tranquillo, perché ha dimostrato a se stesso di essere un grande.
Il resto, solo chiacchere da bar.
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