Hector Rebaque, l’appassionato con la ‘valigia’

Hector Rebaque, l’appassionato con la ‘valigia’
In #laformuladeigrandi di alessandro fedullo
Hector Rebaque, l’appassionato con la ‘valigia’
Hector nasce da una famiglia estremamente facoltosa, una delle più ricche del Messico.
Può fondamentalmente fare ciò che vuole, ma nei suoi desideri ci sono le corse.
Dopo qualche gara ‘amatoriale’ in Messico e Sud America  e qualche  sporadica apparizione nelle formule minori Europee  decide che è ora di fare sul serio.
Va in Inghilterra e si compra un Lotus.
Non una Esprit come quella di James Bond che nel 1978  ‘spopolava’ tra gli appassionati di  auto sportive ma una vecchia monoposto di Formula  1.
Con un team abbastanza improvvisato  la ‘sistema’  ed è pronto per il debutto in pista.

Hector Rebaque, le vicende

Un ‘esordio’ di altri  tempi , da privato  che si finanzia tutto in autonomia.
Nonostante la poca esperienza ed il mezzo ormai poco performante per l’età  riesce comunque  a cogliere un brillante sesto posto in Germania.
E’ l’ultimo punto conquistato da un ‘driver’ senza un team ufficiale nella storia della F1.
E’ chiaro, comunque, che Hector non è un semplice ragazzo ricco che vuole giocare al ‘pilota’, ma un valido professionista.
Nonostante tutto, farà ricorso in maniera abbastanza spudorata alle sue ingenti disponibilità per comprarsi un posto in un team di rilievo.
Con una ‘valigia’ di pelle piena di banconote riesce a sedurre la Brabham.
In Argentina le auto inglesi hanno un ‘asso nella manica’ studiato dal geniale Gordon Murray, il correttore di assetto.

I successi

L’upgrade è di quelli ‘interessanti’ e viene montato, per non correre troppi rischi, solo sull’auto di Rebaque.
Con la Brabham ‘modificata’ il messicano va come il vento e supera come un ‘treno’ Arnoux, Patrese, Jones e Reutemann.
Arriva al secondo posto, ma, ad un certo punto, come il ‘Cocchio‘ di Cenerentola che a mezzanotte ridiventava una ‘zucca’, la Brabham viene abbandonata dal ‘miracoloso‘ correttore di assetto.
Hector sognava il podio, ma fu invece un amaro ritiro.
Ma va bene così, con questa storia testimonianza di come anche per pochi giri, chiunque, nella Formula 1 di quegli anni, poteva essere un eroe.
Bastava una benzina con più ottani, un espediente ingegneristico o delle gomme particolarmente ‘performanti’ ed anche un Rebaque poteva sognare il podio o la vittoria.
Oggi sarebbe impensabile, perché nulla è lasciato al caso con la FIA pronta a controllare anche i bulloni  delle gomme se necessario.
A cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta, invece, era tutto molto più fantasioso ed avvincente con Gran Premi capaci di regalarci risultati e ‘storie’ che ancora oggi ci fanno sognare.

 


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