Piero Taruffi, la ‘volpe argentata’

Piero Taruffi, la ‘volpe argentata’
In #laformuladeigrandi di alessandro fedullo

Piero Taruffi, classe 1906. Per gli uomini cresciuti nel  mito futurista velocità è imperativo categorico e lui non fa eccezione.
Comincia la sua attività agonistica sugli sci, ma il cuore batte per i motori. Debutta con la Fiat ‘501’ del padre Pompeo alla Roma – Viterbo, vincendola.
Poi passa per un po’ di tempo alle due ruote e, grazie al suo spiccato talento ingegneristico, viene assunto dalla Gilera per contribuire allo sviluppo della ‘Rondine’. Era la moto più avanzata di tutti i tempi, dotata di telaio carenato e motore alimentato ad ‘alcool’ capace di potenze elevatissime.

La ‘Rondine’ nelle mani del giovane Taruffi vola e conquista il record di velocità sulla Bergamo- Brescia.
All’attività agonistica Piero alterna quella imprenditoriale, contribuendo alla fondazione della Cisitalia assieme a Piero Dusio nel 1946.
Il fine di questa nuova avventura industriale è quella di creare i mezzi più veloci e tecnicamente avanzati d’Italia.
Intanto la sua carriera di pilota continua a gonfie vele, specializzandosi nelle gare di durata.
La sua freddezza, unita alla profonda conoscenza delle dinamiche tecniche di una macchina da corsa, gli frutteranno il nomignolo di ‘Volpe Argentata’, affibbiatogli dalla stampa messicana dopo la vittoria alla Carrera Panamericana del 1951.

L’italiano è una ‘Volpe’ perché sfrutta in maniera sapiente il mezzo meccanico, approfittando di tutte le défaillance degli avversari per avvantaggiarsi.
‘Argentata’ per il colore argenteo della sua chioma.
‘Volpe Argentata’ corre anche in Formula 1 per Ferrari, con il quale ha un rapporto ‘paritario’ e se qualcosa gira storto non si fa problemi nel dirglielo.
Enzo a volte lo detesta, ma non può fare a meno del suo talento.
Nel 1952 è terzo nel mondiale di Formula 1 e ha il privilegio di correre con ‘assi‘ del calibro di Ascari e Fangio.
Nel 1957 conquista con grande autorevolezza la Mille Miglia proprio con una Ferrari.

Sarà un trionfo  funestato dall’incidente di De-Portago a Guidizzolo, che porterà per la prima volta alla ribalta il tema della sicurezza e comincerà lentamente a scardinare l’abitudine di correre le gare di durata  su percorsi aperti alla normale circolazione stradale.
Dopo la vittoria alla Mille Miglia, decide di ritirarsi dal mondo delle corse dedicandosi all’attività giornalistica.
Collabora fino al 1970 con la rivista ‘L’ Automobile‘ scrivendo dettagliate recensioni delle auto più potenti del momento.
Si spegnerà nella sua Roma il 12 gennaio del 1988 e nel 2006 l’autodromo di Vallelunga sarà a lui intitolato.
Un tributo ‘dovuto’ ad uno dei più grandi e poliedrici driver del Novecento.


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