Triumph Spitfire, inglese dallo stile italiano- #galdierirentracconta

In #Galdierirentracconta di alessandro fedullo
Triumph Spitfire, superba inglese

Fare un’ottima spider non è difficile: prendete una meccanica collaudata, create uno sterzo diretto e poi fate disegnare la carrozzeria da Giovanni Michelotti.

Il risultato sarà superbo. Queste le caratteristiche della Triumph Spitfire, una delle scoperte inglesi di maggior successo.

Costruita in 314.000 esemplari dal 1962 al 1980 in ben quattro serie, la piccola Triumph nasce per far concorrenza alla MG Midget. Rispetto alla diretta competitor vantava una linea molto più elegante, frutto dell’estro di Michelotti che riesce a fondere i canoni classici delle vetture inglesi con lo stile latino.

Non è un mistero che la Spit era apprezzatissima, per queste caratteristiche, anche in Francia e in Italia. Nata con motore di 1147cc (MK1) vede crescere, con le ultime serie, la cilindrata fino a 1493 cc( 1500). Sedersi al volante della Roadster Triumph è ancora oggi un’esperienza fantastica. Si viaggia a pochi centimetri dal suolo, le sensazioni che sa offrire sono paradisiache e purtroppo difficilmente replicabili con le spider odierne.

A 100 KM/h il motore urla più di quello di una Ferrari e sembra di viaggiare ad andature molto più elevate. La precisione dello sterzo fa il resto e permette di disegnare traiettorie degne di un pilota di F1.

Le ultime Triumph  Spitfire (nome che riprende quello del caccia che vinse la battaglia d’Inghilterra), denominate 1500, hanno interni rifiniti con molta cura   con cruscotto in radica (simile a quello della Dolomite Sprint) e quattro indicatori Smiths (tachimetro, contagiri, acqua e voltaggio batteria).

I sedili sono ricoperti di un’ottima pelle vinilica e sono, per gli standard delle sportive british, estremamente comodi. Non era un’auto perfetta anzi la perfezione era molto lontana.

E’ facile che l’impianto elettrico della Lucas (il signore dell’oscurità) possa decidere all’improvviso di non far funzionare frecce e fari e i freni tendono a perdere efficienza con l’uso intenso.

Il cambio richiede molta precisione, altrimenti fa fare imbarazzanti grattate. Ma la Spit sa farsi perdonare tutto, basta girare la chiave e partire per godere di quella magia che solo le auto d’oltremanica sanno dare.

Un “quid” capace di metterci di buon umore anche nella peggiore delle giornate di pioggia.

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