Alfa Romeo 156, la rinascita del Biscione- #galdierirentracconta

In #Galdierirentracconta di alessandro fedullo
Alfa Romeo 156, berlina di segmento D

Dopo essere stata acquisita da Fiat, Alfa Romeo a parte modelli indovinati come la 164, non riusciva più ad esprimere quell’idea di dinamismo che l’aveva fatta amare in tutto il mondo. Nel segmento delle berline medie, dopo la 75, la 155 non era riuscita a conquistare il cuore degli Alfisti a causa della stretta parentela  con la Fiat Tempra.

Non bastavano una mascherina e un motore più potente per rinverdire i fasti delle svariate Giulia, Giulietta e Alfetta. Era necessaria un’auto fortemente emozionale, a partire dall’estetica. Oltre ad essere bella, la nuova berlina del biscione doveva essere piacevole da guidare.

Partendo dal pianale Tipo 3 di Fiat i tecnici di Arese, nonostante i vincoli della trazione anteriore e del motore trasversale, confezionano un pacchetto di elevata qualità. Innovative sospensioni anteriori a quadrilatero alto e retrotreno derivato dalla Lancia Delta Integrale garantiscono una tenuta di strada di livello superiore.

Novità per il motore

Per i motori si opta per i collaudati Twin spark di 1.8 e 2.0 Litri, potenti e con una curva di coppia che privilegia i regimi più elevati. Con questi powertrain era facile superare i 200 km/h. Saranno disponibili in seguito il più piccolo 1.6  e il v6 2.5 Busso.

Se la meccanica di quella che sarà la futura 156 è di primo ordine, il design, firmato da Walter da Silva, è un capolavoro. Lo spagnolo trae ispirazione dalla prima Giulietta  a cui unisce gli stilemi delle Alfa più moderne. In sintesi, la 156 è un capolavoro. Sarà un successo immediato e la  funzionale versione Sportwagon darà ulteriore linfa alle vendite.

Per esaltare al massimo le linee sinuose della 156 l’Argento Alfa era la scelta più giusta. Con questo modello la casa milanese torna dei garage degli appassionati e nel 1997, preferire una qualsiasi Mercedes, Audi o Bmw alla nuova creazione Alfa Romeo, era sinonimo di animo freddo e di scarsa cultura automobilistica.

Forse qualità e affidabilità delle tedesche erano migliori ma la sensazioni della 156, a partire dal design passando per il sound dei propulsori e i dettagli interni, che rievocano il glorioso passato sportivo della marca, erano e sono ineguagliabili. Prendete una Alfa Romeo 156 e un’Audi A4 del 1998. Vedrete un’auto superba e un “catorcio” pronto per la pressa.

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