Mini 90, la Mini di Bertone- #galdierirentracconta

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La Mini di Bertone che fece colpo

All’inizio degli anni Settanta la Innocenti di Milano, inglobata completamente nel gruppo British Leyland, vorrebbe costruire un modello progettato in totale autonomia dalla casa madre inglese, al fine di garantire  maggiore libertà rispetto agli accordi presi con quest’ultima, non proprio favorevoli per la controparte italiana.

Purtroppo  a Lambrate non hanno i fondi necessari per partire da un foglio bianco e così utilizzano la meccanica della Mini Minor, che viene vestita da una avveniristica linea firmata Bertone.

Il design è moderno, spigoloso come vogliono i canoni stilistici degli anni Settanta ma privo del fascino dell’originale. La nuova auto (ribattezzata Mini 90) è meno bella ma sicuramente più pratica grazie al portellone e alle finiture di ottimo livello.

L’arrivo del successo commerciale

Gli scattanti motori Morris donano verve alla vetturetta che diventa in poco tempo un grande successo commerciale. La Mini di Bertone è un prodotto così valido che la stessa Leyland decide di venderla attraverso la sua rete distributiva in Germania, Francia e Olanda.

Nel Regno Unito non viene importata perché avrebbe fatto concorrenza fratricida alla Mini Clubman berlina, simile come impostazione ma meno riuscita esteticamente a causa del frontale squadrato.

Nel 1976 arriva la pepata versione sportiva “De Tomaso”, fortemente voluta da Alejandro De Tomaso, nuovo proprietario della Innocenti. La piccola sportiva è dotata di motore 1300, carburatori Su e ben 77 cv che ne fanno l’erede spirituale delle Cooper degli anni Sessanta.

Tremendamente sottosterzante alla guida, con cambio dagli innesti secchi e precisi la De Tomaso non è per tutti. Se guidata bene permette di prendersi belle soddisfazioni.

Caratterizzata da un’estetica molto aggressiva con fascioni e spoiler anteriore che ingloba dei bellissimi fari fendinebbia cibie, la Mini De Tomaso è la più riuscita delle Mini Bertone.

Nel 1982 la Mini 90 abbandonerà cambi e motori inglesi in favore dei propulsori Daihatsu, più parchi nei consumi ma con molta meno grinta. E’ il canto del cigno di una delle più riuscite variazione sul tema “Mini”,  un’auto che univa le geniali intuizioni di Issigonis con lo stile italiano.

Con cambi e motori giapponesi la 90 diventa una banale utilitaria, destinata ai garage dei pensionati. Prodotta fino al 1993 uscirà di scena assieme alla Innocenti di Lambrate, della cui grande fabbrica oggi rimane solo il ricordo.

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