Storia di Bulli, l’iconico furgone- #galdierirentracconta

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Le origini di un’icona

Ben Pon, importatore olandese del Maggiolino Volkswagen, nel corso di una visita allo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg, nell’aprile del 1947, si imbattè nel Plattenwagen.

Cos’era? Si trattava di un carrello semovente che il personale dell’impianto aveva costruito per uso interno “decapitando” un Maggiolino scartato dalla produzione.

L’idea di Ben Pon era quella di associare la robustezza meccanica di un’auto leggendaria alla versatilità di un mezzo più grande e accogliente. Da questa supposizione nacquero su un foglio le prime forme del futuro Transporter. 

Nacque il concetto di camper

L’idea piacque ai vertici di Volkswagen e nel giro di un anno già erano in test i prototipi del Bulli.

Per i britannici si chiama VW Panelvan, negli Usa è noto come VW Bus, in Sudafrica come Campervan e in Brasile come Kombi.

In Italia è stato sempre chiamato minibus Volkswagen oppure Westfalia, dal nome del costruttore dell’allestimento camper.

Tanti nomi per quanti furono i Paesi in cui si è distribuito. Fu prodotto in Brasile, Perù, Sudafrica, Thailandia, Pakistan e Turchia.

Perché poi stia rinascendo in avveniristici prototipi elettrici a guida autonoma col nome di Bulli è presto spiegato: nel mondo di lingua tedesca “Bulli” è sempre stato il suo nome, contrazione di BUs e LIeferwagen (furgone).

Il successo autentico, e la consacrazione come icona, giunse col movimento hippy: a fine anni Sessanta migliaia di Bulli di terza mano, riverniciati a colori vivaci e trasformati in camper con grande inventiva, divennero rapidamente il manifesto di un nuovo stile di vita in libertà. Ovviamente a quattro ruote.

La storia incredibile di un mezzo commerciale

Difficile per un veicolo commerciale diventare un mezzo iconico. Un mezzo pensato per il lavoro raramente diventa trendy. Bulli è un’eccezione.

Bulli ha da sempre una spiccata personalità grazie al design tondeggiante che lo rende subito speciale.

Il Bulli non è un normale furgone e testimonianza lo è la sua versatilità, diventando ben presto un veicolo da tempo libero.

 Evolutosi nel successivo T2 e rimasto in produzione fino al 1979 ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore degli appassionati  al punto che Volkswaghen lo ha recentemente riproposto.

E’ stato attualizzato e dotato di un nuovo motore elettrico a zero emissioni, per non scontentare gli hipster californiani amanti dell’ambiente e del politically correct a cui questo nuovo prodotto è rivolto.

Peccato per il prezzo elevato del Bulli ma magari in Volkswaghen decideranno di fare anche una versione ibrida dal costo più accessibile.

Quando un’auto diventa un mito è giusto che la maggior parte delle persone possano usufruire della sua grandezza, soprattutto quando si tratta di modelli orientati agli utenti più svariati. 

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