Triumph TR7: l’ultima delle TR- #galdierirentracconta

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La sigla “TR” era per gli appassionati di auto negli anni Sessanta e Settanta sinonimo di vettura scoperta.

Le spider avevano donato tanti successi commerciali e sportivi al marchio “Triumph”  a partire dalle rudi TR2 e 3 degli anni Cinquanta, passando per le eleganti TR4 E 5 , fino ad arrivare alla TR6 , che rappresentava la perfezione grazie al suo motore a sei cilindri e al design molto mascolino.

La TR 6 era un’auto da duri ma nel 1975 era ormai giunta al capolinea. Non adatta ai nuovi regolamenti europei e americani per sicurezza ed emissioni, necessitava di un modello che la sostituisse.

L’eredità di una delle più belle roadster della storia fu raccolta da una coupé, la TR7.

Una mossa strana e incomprensibile di  eliminare in un sol colpo dai listini la grossa TR6 a sei cilindri e la piccola MGB, rimpiazzate da una sportiva intermedia commercializzata con il brand Triumph.

A Rendere ancora più perplessi i puristi del marchio era la linea della nuova vettura di Coventry, estremamente spigolosa e cuneiforme, con ruote di dimensioni troppo piccole in relazione alla carrozzeria.

La mancanza di una versione en plein air  fu ovviata offrendo ad un prezzo molto basso un tetto apribile in tela che però non offriva le stesse sensazioni.

Dal punto di vista meccanico il melodioso 6 cilindri 2.5 fu sostituito da un meno potente 4 cilindri 2.0 da 102 cv.

Nonostante la linea controversa e i pochi cavalli a disposizione la TR7 si guidava davvero bene, al punto che divenne dotata del potente 8 cilindri Rover, la vettura di punta della British Leyland nei rally.

Gli americani, meno tradizionalisti degli europei, apprezzarono senza problemi la coupé che, rispetto alle antenate era molto più sicura, comoda e rifinita meglio.

Era disponibile anche una versione con cambio automatico, a riprova della vocazione meno estrema che la TR7 aveva rispetto alla TR6.

L’anno della svolta

Gli ottimi risultati di vendita oltreoceano convincono finalmente  i vertici della JRT a lanciare nel 1979 una versione spider 2+2 della TR7.

La mancanza del tetto rende molto piacevole la linea della TR7, che sembra essere rinata.

Sicuramente la nuova  2+2  non aveva il fascino dei modelli precedenti. Possedeva però carattere e reinterpretava in chiave moderna ciò che aveva reso le sportive d’oltremanica molto gradite al pubblico degli appassionati. 

Oggi la TR7 spider rappresenta il miglior compromesso per chi vuole una classica scoperta british senza rischiare ogni volta fastidiosi mal di schiena! 

Un’auto che sviluppata a dovere sarebbe rimasta sul mercato per molto tempo ma, purtroppo, si preferì usare il marchio Triumph per bizzarre operazioni di badge engineering. 

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