Motore Wankel: quando i rotori sono meglio dei pistoni- #galdierirentracconta

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Il motore Wankel, dal nome del suo inventore Felix Wankel, ha sempre diviso ingegneri e appassionati di auto.

Da un lato c’è chi ne loda la leggerezza e dall’altro chi lo critica per il consumo d’olio eccessivo inoltre, presenta difficoltà inerenti alla costruzione a causa dei rotori composti da leghe molto complesse.

In realtà il motore Wankel aveva grossissimi vantaggi che solo con un’attenta e meticolosa messa a punto potevano emergere. I tedeschi della Nsu ci provarono ma fu un disastro e la loro berlina “R0 80” con motore rotativo li portò al fallimento.

Venne poi il turno dei nipponici della Mazda, che con meticolosità  tutta nipponica riuscirono a domare il capriccioso motore Wankel.

Gli ingegneri della Mazda credevano in questo tipo di propulsore poiché era piccolo e leggero e permetteva un perfetto bilanciamento dei pesi donando agilità e  grande stabilità nelle curve alla vettura che lo avrebbe montato.

Altro punto a favore del motore progettato dall’ingegner Wankel era legato alla sua semplicità. Esso permetteva di ottenere potenze elevate con cilindrata unitaria molto ridotta.

La Mazda Rx-7 fu la prima sportiva a montare di serie questo tipo di motore e divenne un successo per l’equilibrio perfetto che aveva, merito di  un accurato bilanciamento dei pesi a cui contribuiva anche il Wankel installato nel cofano anteriore.

Attraverso studi sempre più approfonditi i giapponesi avevano reso il motore affidabile (condizione imprescindibile era solo il frequente cambio d’olio) e ne avevano fatto il tratto distintivo delle loro auto sportive.

La consacrazione definitiva avviene nel 1991 con la vittoria a Le Mans della Mazda 787b equipaggiata con un quadrirotore da 700cv.

Un risultato eccezionale per un motore considerato poco affidabile.

Oggi le severe norme per il contenimento del CO2 hanno decretato la fine del motore Wankel, causa l’elevato numero di idrocarburi incombusti prodotti, ma in Mazda non si rassegnano e vogliono usare i rotori come ausilio ai nuovi powertrain elettrici che rappresentano il futuro della mobilità. 

Siamo sicuri che rivedremo sulle Mazda  i rotori, poiché quando un’idea vincente, abbandonarla è un peccato.

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