Il masaniello degli anni ’70- #galdierirentracconta

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Napoli, 1970

A Napoli, verso la fine degli anni ’70, a causa di un contesto socio-economico depresso, sequestri, rapine e scippi sono all’ordine del giorno.

Per risolvere il problema venne emessa un’ordinanza che prevedeva il sequestro immediato di motociclette e ciclomotori con specifiche diverse da quelle riportate sul libretto di circolazione.

Il motivo di tale provvedimento è facile capirlo: gli scippatori si muovevano a bordo di motociclette modificate con le quali potevano facilmente beffare i tutori dell’ordine.

Con questa legge, bastava una marmitta senza silenziatore per poter dire addio al proprio amato mezzo a due ruote.

La storia di Antonio Mellino – Il Masaniello degli anni ’70
Antonio Mellino, il masaniello degli anni '70

Antonio Mellino, il masaniello degli anni ’70

Antonio Mellino non ci sta. Borghese, di buona famiglia e con una sviscerata passione per le moto, decide di sfidare, con la sua Gilera 125 truccata, le forze dell’ordine. 

Teatro degli inseguimenti diventano i folcloristici vicoli di Napoli, dove la “Gilera” di Antonio vola letteralmente tra scale, discese e panni stesi ad asciugare.

In poco tempo il giovane diviene una leggenda e, addirittura, la folla arriva ad ostacolare le forze dell’ordine che volevano mettere fine a questa storia.

Nelle notti tra il 25 e il 26 agosto del 1971, la folla lo associa a Masaniello e lo acclama come il salvatore di una città oppressa e senza speranza.

Ad ogni inseguimento, la folla aggrediva i poliziotti con il lancio di calcinacci e oggetti contundenti.
Solo il 20 settembre, la polizia riesce ad arrestare Melillo mentre è seduto in un bar in compagnia di alcuni amici.

Per Antonio fu l’inizio: dopo pochi mesi di carcere, il regista Umberto Lenzi, lo scritturò per interpretare sé stesso nel film “Un posto ideale per uccidere”.
A questa, seguiranno collaborazioni con altri importanti cineasti come Ettore Scola e Liliana Cavani.

La leggenda di Antonio Mellino vive ancora fra i vicoli di Napoli e tutti i napoletani lo ricordano con affetto.

Alla fine, non c’è nulla di così malvagio nel volersi divertire un po’ con la propria moto.
Mellino, senza volerlo, si trasformò in un mito, l’erede spirituale di Masaniello.

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