Valtteri Bottas ed il peso della 'Performance'

Valtteri Bottas nel mondo della Formula 1 moderna è ricordato soprattutto come il ‘gregario’ di Lewis Hamilton, colui che contribuiva al dominio delle Frecce d’argento nel Circus con punti preziosi. Come? Cedendo la posizione al suo team mate quando necessario.
Ordinaria amministrazione, tutti i ‘secondi’ dei top driver hanno subito tale onta.
Rubens Barrichello nei suoi anni in Ferrari ne sapeva qualcosa.
Valtteri Bottas, la storia
Prima della Mercedes, Valtteri Bottas era in Williams dove i problemi erano ben più gravi.
La squadra inglese era solo l’ombra del team che aveva dominato tutto negli anni Novanta ed ora navigava spesso nelle retrovie.
Nel 2014 i britannici presentano un'auto che, sulla carta, è sovrappeso.
Bisogna recuperare 5 kg e la cosa non è facile visto il poco tempo a disposizione.
Arriva così l’ordine per Bottas di perdere cinque chilogrammi.
Perdere 5 Kg non è complesso, ma il lasso di tempo in cui farlo era oltremodo breve, poiché il primo Gp stagionale era alle porte.
E soprattutto, perché perdere 5 KG quando se ne possono perdere 10 rendendo la vettura ancora più veloce?
Il finlandese ed il suo personal trainer entrano così in un bruttissimo circolo vizioso, fatto di broccoli al vapore ed allenamenti di 90 minuti.
Dopo ogni sessione Valtteri è sempre più allo stremo delle sue forze.
Somiglia ad un fantasma, ma per la ‘prestazione‘ in pista deve essere fatto tutto il possibile.
Alla fine la nuova Williams non è ‘sovrappeso’ ed il sacrificio si rivela inutile.
Le vicende
Accade però, nel corso della stagione, un altro evento che segnerà la ‘mente’ di Bottas, la morte di Bianchi.
Valtteri capisce che ha bisogno di aiuto, poiché pensa che se dovesse capitargli la stessa cosa sarebbe un normale avvenimento, un ‘qualcosa’ di simile ad una gomma che si buca o ad una turbina che salta.
È chiaro che ha solo le corse e le auto come unico ‘obiettivo’ nella vita.
Quando ciò che fai diventa totalizzante non è più passione, ma alienazione.
Il peso della performance lo aveva distrutto e così decide di intraprendere un percorso con un analista per tornare ad una dimensione più normale.
L'epilogo
Oggi, come da lui stesso affermato, grazie a questa scelta, è un'altra persona.
A volte i piloti si dimenticano di essere loro stessi degli esseri umani e vanno avanti come ‘automi’.
E l’errore non è in loro, ma nell’ambiente che li spinge a diventare così.
Quindi la scelta di fermarsi e capire rende Bottas un campione di umanità.
Un bene che oggi in F1 dopo questo episodio, ci siano degli specialisti pronti ad ascoltare ed a supportare i driver.
Poiché non dimentichiamolo mai, le macchine da corsa senza gli uomini rimangono delle semplici macchine.
Importante quindi che chi le guidi sia sempre al top dello stato fisico e mentale.
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