Torna al blog

Tommy Byrne, l’uomo delle stelle che non riuscì mai ad arrivare sulla Luna

Galdieri Rent10 aprile 20263 min di lettura5 letture0 commenti
Tommy Byrne, l’uomo delle stelle che non riuscì mai ad arrivare sulla Luna

L’Irlanda oltre agli U2 ed alla birra Guinnes (detta anche ‘oro nero’) ha fornito al mondo anche qualche ‘driver’ davvero  speciale.

Gente veloce, con il pelo sullo stomaco capace di giocarsela con i più forti in griglia.

Tra i migliori c’è di sicuro Eddie Irvine, capace di gare davvero memorabili che, nel lontano 1999, sfiorò il  titolo con la Ferrari.

Abbiamo poi lo sfortunato Donnelly ed il  veloce Derek Daly a cui mancò un’auto veramente competitiva.

C’è però anche un'altra storia, legata ad un pilota con un piede davvero pesante.

Un uomo capace di andare forte con qualsiasi cosa e di vincere il campionato di Formula 3 britannico nel 1982.

Tommy Byrne, la storia

Il suo nome, Tommy Byrne.

Tommy non è propriamente  un collegiale e quindi il suo ‘mantra’ non è per la disciplina da sportivo ‘inflessibile’.

Adora bere ed è molto incline alle risse, cosa che attrae molte donne affascinate dalla sua indole da ‘bad boy’ sopra le righe.

Byrne inoltre non ha il dono della diplomazia ed il suo carattere oltremodo schietto sfocia molte volte nell’arroganza.

Il talento, purtroppo, non è nulla senza disciplina.

Ron Dennis della Mclaren ne fiuta le potenzialità e gli offre un posto da collaudatore.

Ma per Tommy non è abbastanza.

Vuole correre in prima linea e così accetta, facendo un errore enorme, le lusinghe della Theodore.

La monoposto inglese purtroppo è più lenta di un Ford Transit e così  comincia un calvario che relegherà Byrne ai margini della competizione.

Le cose si complicano poiché i rapporti con Ramirez, il ds, sono oltremodo tesi.

I due vengono anche alle mani e Byrne, dopo solo 5 gare, è fuori.

Le vicende

Torna in Mclaren per un test, siamo all’inizio del 1983 e qui trova di nuovo Ron Dennis che lo guarda con diffidenza per il suo rifiuto come collaudatore.

Il test deve però  farglielo fare obbligatoriamente, in quanto campione di F3 1982 (senza aver corso nemmeno tutte le gare) il che ci fornisce la ‘caratura’ granitica del personaggio.

L’irlandese ha da poco chiuso l’esperienza con la Theodore  in maniera ‘turbolenta’ e non sembra il candidato ideale in un top team come la Mclaren.

Leggenda vuole che gli uomini di Dennis  lo sabotino, per evitare che distrugga con la sua foga la costosa Mp4 e scongiurare anche un eventuale ingaggio dopo una prestazione velocistica di elevato rilievo.

Byrne è una ‘patata bollente’ e nessuno lo vuole in squadra.

Nonostante tutto, va fortissimo dando la paga a Watson anche lui presente per il test.

Ma non basta.

La Mclaren non lo ingaggia e così emigra in America dove continua a correre, vincendo poco, ma divertendosi tantissimo.

Poteva essere nel firmamento dei campioni, ma rimase un'eterna promessa.

Un ‘puro’ racer, di quelli  che guidano perché  è la cosa che gli riesce meglio senza pensare troppo alla fama o ai soldi.

Un ‘eroe ‘romantico‘ del volante, specie oggi totalmente estinta.

____________________________________________________________________________________________

Condividi:
Vota

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento o dare una valutazione.