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Team Benetton Formula one, icona del motorsport italiano

Galdieri Rent27 agosto 20263 min di lettura
Team Benetton

Team Benetton Formula one, ecco la storia della nascita di un'icona del motorsport del ventesimo secolo.

Gli imprenditori trevigiani del gruppo Benetton, da sempre specializzati in maglieria e vestiti, credevano nell’enorme potere mediatico delle competizioni automobilistiche.

Così sponsorizzano prima la Tyrrell e poi  l'Euro racing.

Ma non basta, poiché Luciano è un grande appassionato di corse e decide di comprare il team Toleman nel 1985.

Team Benetton, la storia

Nasce così nel 1986 la ‘Benetton Formula One team’, con gli uomini della vecchia Toleman e diversi ‘innesti’ presi dal team ‘Spirit’ acquisito, a sua volta, pochi mesi prima dalla Toleman stessa.

La nuova scuderia anglo – trevigiana eredita dalla ‘Spirit’ gli pneumatici Pirelli, mentre sul fronte propulsori abbiamo gli ottimi Bmw Turbo. I piloti che portano in pista la monoposto, denominata B186, sono il veloce Berger e l’italiano Fabi.

Il team porta una ventata di aria fresca nel ‘paddock’, con feste, modelle e tanto glamour.

Ovviamente siamo lontani dagli eccessi di Lord Hesketh poiché tutto è fatto nel segno della proverbiale eleganza italica.

Le vicende

La stagione 1986 va alla grande, poiché Berger riesce a vincere in Messico sfruttando il grip degli pneumatici Pirelli e la potenza del motore bavarese.

Gli anni dal 1987 al 1989 sono di assestamento, con la nascita di una importante partnership con la Ford.

I motori preparati  della ‘Cosworth’ in Inghilterra sono affidabili, ma deficitano di cavalli.

Ma in Formula 1 non serve solo la potenza, anzi senza un ‘telaio‘ cucito addosso al pilota e senza gli uomini giusti, la vittoria è solo una chimera.

Arriva così il Signor Flavio Briatore, uomo di fiducia della famiglia Benetton.

Il suo compito è quello di ‘risanare’ il team (visto al momento come una azienda in perdita…) portandolo al titolo.

Il manager di Cuneo ci mette tanta determinazione e riesce ad avere un pilota del calibro di Piquet ed il progettista Barnard, considerato il migliore dei tecnici all’inizio degli anni ‘90.

L'epilogo

Purtroppo, a parte qualche successo di Piquet, il team raccoglierà molto poco, con Barnard pronto a fare le valigie a causa di pesanti divergenze con Briatore.

Non è però una grave perdita poiché gli subentreranno Walkinshaw, Rory Byrne e lo stratega Ross Brawn.

I tre lavorano alacremente. Già dal 1991, il telaio della ‘Benetton’ è rivoluzionato con soluzioni innovative come il ‘muso rialzato’.

L’arrivo di Schumacher completa il puzzle, rendendo i ‘magliari’ il team da battere che vincerà tutto nel 1994 e 1995, battendo la Williams.

Dopo quei mondiali si verifica una lenta decadenza. Unita anche ad una perdita di interesse da parte del gruppo italiano nei confronti della F1, porteranno alla cessione della squadra nel 2000 alla Renault.

Rimane comunque  il ricordo e l’emozione per quel team così  ‘colorato’ che si prese il lusso di battere i grandi del motorsport. 

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