Sciopero piloti, quando in F1 incrociarono le braccia

Sciopero piloti, una storia datata 1982
Nel 1982 la FIA decise di riscrivere le regole del mondiale di F1, in maniera poco vantaggiosa per i piloti.
Tre la clausole ‘vessatorie’ ‘norme’ che legavano i piloti ai team in maniera molto rigida, limitando la loro libertà contrattuale.
Altra cosa ‘assurda’ era l’impossibilità dei driver di fare causa agli organizzatori in caso di incidente.
La risposta decisa, netta: sciopero piloti.
Le vicende
A Kyalami, in occasione del primo Gp dell’anno, si presentarono tutti in circuito, ma non presero parte alle prove libere.
Sotto la guida di Lauda e Pironi, a bordo di un bus, si trasferirono tutti al Sunnyside Hotel con l’idea di non uscirne prima che la FIA facesse chiarezza.
A Parigi si arrabbiarono e sospesero le super licenze, ma il bello doveva ancora venire.
Mosley ed Ecclestone minacciarono il licenziamento dei loro piloti, un dirigente della Arrows in preda alla crisi più nera provò a sfondare la porta della camera dove tutti si erano sistemati.
Una stagione storica
L’atmosfera diventava ogni ora più rovente.
In un contesto degno del più articolato ‘teatro dell’assurdo’ qualcuno cominciò a vacillare.
Teo Fabi ad esempio non ce la faceva più e voleva tornare in pista.
Ma Lauda, Piquet e Pironi glielo impedivano.
Non bisognava rompere l’unità del gruppo e mostrarsi deboli ai ‘capi’ dei team ed alla Fia, per non mostrare segni di resa.
Fabi, preso dalla disperazione e con la paura di perdere il posto, fugge dalla finestra di un bagno.
Anche Mass abbandona.
Alla fine Pironi ottiene migliori condizioni per tutti.
L'epilogo
Dopo un lavoro di grande mediazione il problema è risolto.
Si ritorna tutti in pista, pronti a dare spettacolo.
La gara sarà vinta da Prost.
Sarà l’inizio di un mondiale tanto triste quanto rocambolesco, che rimarrà nella mente degli appassionati per sempre.
La Ferrari che sembra essere la favorita, il litigio tra Villeneuve e Pironi, la morte del canadese a Zolder.
La vittoria finale, inaspettata, dell’outsider Keke Rosberg.
Lo sciopero era solo il ‘prodromo’ di una stagione da ricordare, nel bene e nel male.
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