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Roberto Moreno, una qualifica da ricordare

alessandro fedullo16 febbraio 20243 min di lettura23 letture0 commenti
Roberto Moreno, una qualifica da ricordare
Dopo due stagioni alla Benetton che gli hanno fruttato un secondo posto e svariati piazzamenti, ad inizio 1992 Roberto Moreno è senza un volante. La scuderia Anglo-Trevigiana gli ha preferito l’astro nascente Michael Schumacher e così il brasiliano, senza una monoposto competitiva, pensa seriamente al ritiro dalla massima formula. L’amore per la Formula 1 è però fortissimo e così, con molta incoscienza e la tipica spavalderia dei driver più  puri, Roberto Moreno accetta di correre per l’Andrea Moda. Ciò che trova al suo arrivo è al limite del surreale: la Judd non revisiona i motori poiché il team manager  Sassetti non paga, idem la Goodyear, che non fornisce le gomme poiché ormai le fatture scoperte sono tantissime. La monoposto è un fenomeno da baraccone al limite del disastro e non riesce nemmeno a completare 15 giri di pista senza che qualcosa esploda. Roberto Moreno pensava che dopo l’Ags le avesse viste tutte, ma l’Andrea Moda va oltre. Disorganizzazione, cronica mancanza di denaro e sponsor, scarsa conoscenza del circus: chiunque sarebbe scappato, ma il brasiliano, con ironia e stoicismo, accetta la sfida. Montecarlo 1992, Gp di Monaco. La vetrina ideale per attrarre sponsor con un risultato strabiliante. Bisogna inventarsi qualcosa, ma con il telaio dell’Andrea Moda e gli spompati motori della Judd c’è poco da fare. Così Moreno, sfruttando il suo fascino ‘latino’, convince una dipendente della Elf a farsi prestare un po' di benzina ‘speciale’ sviluppata per i potenti V10 della Renault. Con quel carburante che brucia più della dinamite l’Andrea Moda vola ed il Carioca ci mette molto del suo, guidando con grande grinta e precisione tra le stradine del principato. Il miracolo è fatto: la vettura è qualificata. Ultima, ma qualificata. Il sogno durerà poco, poiché la ‘marchigiana‘ darà quasi subito forfait. Ma questo non importa poiché portare una macchina così scadente a prendere il via di un Gp è un qualcosa   che vale quanto una vittoria. Un‘ impresa che definire titanica è poco, indicativa di una grande cattiveria agonistica. Voi riuscireste a guidare una Formula 1 che perde i pezzi ad oltre 240 km/h sul difficile tracciato di Monaco? Non credo proprio. Onore a Moreno quindi.
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