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Paddy Hopkirk, storia del rally di Montecarlo 1964

Galdieri Rent7 agosto 20263 min di lettura
Paddy Hopkirk

Paddy Hopkirk, una storia avvincente. Nel motorsport esistono tante imprese che hanno ‘segnato’ l’immaginario degli appassionati.

‘Sfide’ epiche come quella tra Ford e Ferrari a Le Mans o come la rivalità nel 1976 in Formula 1 tra Lauda e Hunt.

Esistono però anche imprese meno ‘note’, ma oltremodo degne di essere ricordate.

Quella che stiamo per raccontarvi è una di queste.

Paddy Hopkirk, una gara unica

Montecarlo 1964, Paddy Hopkirk è un pilota del ‘Bmc Competition Department' specializzato nella guida delle potenti Austin Healey 3000.

Paddy è convinto che prenderà parte al rally più glamour del calendario al volante della potente sportiva a sei cilindri, ma la BMC gli assegna la nuova Mini Cooper S.

Un ‘utilitaria‘ che di ‘utilitario’ ha molto poco, dato che il motore sviluppa 90 cv che su di un ‘peso piuma’ come la Mini offrono accelerazioni brucianti ed una velocità massima che sfiora i 200 km/h.

I risultati

Ottimi numeri, ma sulla carta la ‘Ford Falcon Sprint V8‘ (preparata da Alan Mann per conto di Ford Usa)  forte dei suoi quasi 300 cv e di un ‘assetto’ su misura è la favorita.

Va detto che Paddy non è l’ultimo arrivato e corre nei rally da quando ha la patente.

A Belfast ha guidato di tutto e corso praticamente con qualsiasi cosa. Nonostante lo ‘svantaggio’ di un auto non certo nata per le competizioni, non si lascia intimidire dallo squadrone americano.

Il Nordirlandese intuisce, dopo diversi giri, che la Mini riesce a recuperare in curva quello che perde in rettilineo, bisogna avere solo la freddezza ed i nervi di guidare sempre al massimo.

Non è facile perché quando si è in ‘Overdriving’ la possibilità di uscire di strada e farsi male è elevatissima.

La posta in gioco però è elevata e qualche rischio vale la pena prenderlo.

Quell’anno la prova sul Col de Turini è funestata da condizioni polari, con neve e ghiaccio a volontà. Nemici giurati di ogni potente auto a trazione posteriore.

L'epilogo

Paddy Hopkirk ed il Navigatore Henry Liddon hanno un possibilità e quindi bisogna andare ‘pedal to metal’ , costi quel che costi.

I due mettono da parte una scatoletta di caviale, che avrebbero mangiato se avessero vinto il rally.

Al via della ‘famigerata’ speciale va in onda lo Show, uno dei più entusiasmanti della storia delle competizioni automobilistiche.

La Falcon dello svedese Langfeldt è in vantaggio, ma la Cooper S di Hopkirk lo tallona come un ombra.

Ad ogni curva Paddy entra  in piena accelerazione, sfruttando la trazione anteriore della Mini che non cede un millimetro di aderenza.

Il compassato Henry Liddon ha paura, poiché il ‘driver’ spinge come un matto anche una volta entrato a Montecarlo.

Il motore della Mini agli ‘alti’ urla più di una Ferrari e rischia di cedere poiché Paddy è sempre nella zona rossa del contagiri.

Alla fine, grazie ad un ‘arcaico‘ Bop (Balance of Performance) che tiene conto di fattori come potenza e peso della vettura, vincono sulla Ford penalizzata dalla maggiore potenza.

Riescono a mettersi dietro anche le potenti Mercedes 300 SE ufficiali.

Una vittoria leggendaria, fatta di cuore ed incoscienza, un vero scontro tra Davide e Golia. Vinto, contro ogni pronostico, da un Davide ‘Rosso’ con il tetto bianco. Guidato da un ‘folle’ irlandese che quella notte, a Montecarlo, non ha  mai alzato il piede dall'acceleratore.

Roba da Antologia del motorsport.

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