Torna al blog

Mark Donohue, un ‘duro’ a stelle e strisce in Formula 1

Galdieri Rent16 ottobre 20263 min di lettura
Mark Donohue

Mark Donohue potrebbe aver utilizzato le stesse parole. ‘Sono troppo vecchio per queste cavolate’, così recitava Danny Glover in ‘Arma Letale’ quando veniva trascinato da Mel Gibson in casi pericolosi ed improbabili.

Potrebbe averle dette quando, nel 1974, Penske lo chiama per correre come prima guida del suo team in Formula 1.

Mark Donohue, le vicende

Negli Usa è una celebrità e ha vinto praticamente tutto, inclusa la 500 Miglia di Indianapolis.

La ‘massima formula’ per lui non è una sconosciuta, visto che ha guidato una McLaren in Canada nel 1971 finendo terzo.

Un podio, anche se in F1, per lui conta poco poiché Mark è abituato agli allori della vittoria.

Ma torniamo al 1974 ed alla telefonata di Roger Penske: il magnate dei, oltre ad essere uno che ‘conta’, e’un amico e Donohue non può rifiutare l’incarico.

La macchina, come si prevedeva, è pessima.

L’americano sfrutta le sue doti di ingegnere per migliorarla e la stagione successiva, nel 1975, le premesse per fare qualche podio ci sono.

In Svezia è quinto e così anche a Silverstone, risultati davvero impensabili per una scuderia che l’anno prima faticava a qualificarsi.

L'epilogo

In Austria, purtroppo, succede l’irreparabile.

Durante il Warm Up Mark ha un brutto incidente a causa di un problema ad un pneumatico.

Morirà in ospedale per un'emorragia celebrale.

L’anno dopo, nel 1976, Penske coglie la sua unica vittoria in F1 proprio in Austria, a chiusura di un cerchio che avrebbe meritato un epilogo diverso.

Un ‘asso’ del volante Donohue, uno di quelli capaci di spingere forte con qualsiasi auto.

Un ‘driver’ capace di sfatare il ‘mito’ legato ai piloti a stelle e strisce, visti come incapaci di correre in Europa  per il maggiore livello di competitività di macchine e uomini.

Per Mark, invece, questo non valeva.

Un eroe del motorsport

Sia che guidasse una Charger R/T in una gara Nascar  o una Formula Indy o una McLaren  era sempre un candidato  alle luci della ribalta.

Correva sempre da protagonista e mai da ‘comparsa’.

E, come i più grandi della storia del motorsport, pagò con la vita il suo amore per la velocità.

Poteva dire a Penske ‘No, grazie’, ma preferì mettersi in gioco scendendo nell’arena dei cavalieri del rischio.

Un vero duro, c’è poco da aggiungere.

_____________________________________________________________________ 

Siamo appassionati di auto come te e abbiamo creato un vero e proprio contenitore di emozioni. Un luogo dove respirare una passione comune, quella per le auto di un tempo che fu. 

Una community nata dagli avvincenti aneddoti di #GaldierirentRacconta dove i vostri racconti, video, foto prendono vita e diventano propulsori di ricordi di vissuti personali. 

Ti aspettiamo per emozionarci insieme, segui il nostro gruppo Facebook! 

Condividi:
Vota

Commenti

Accedi per lasciare un commento o dare una valutazione.