Johnny Dumfries, il ‘ Conte’ della F1. Tutta la storia

Johnny Dumfries, la storia. Johnny Colum Crichton- Stuart, Conte di Dumfries nasce nell’isola di Bute.
E’ di famiglia nobile ed il giorno della nascita il padre, per festeggiare, fa accendere il faro di Rothesay offrendo birra a tutta la popolazione dell’isola.
Il ‘rampollo’ cresce con il sogno di diventare pilota di F1, osteggiato dal ricco padre che non ha intenzione di dargli nemmeno un centesimo.
Fa i lavori più disparati, dall’imbianchino all’autista.
Guida anche il camion per Frank Williams e, con molta fatica, riesce a debuttare in Formula 3, di cui diviene campione inglese nel 1984.
E’ contestualmente anche collaudatore per la Ferrari e nel 1986 arriva l’occasione importante con l’ingaggio da parte della Lotus come seconda guida a fianco di Senna.
Johnny Dumfries, le vicende
Purtroppo non è tutto oro ciò che luccica. La Lotus lo ha scelto non per le sue doti velocistiche, ma semplicemente perché Senna ha messo il veto su piloti ‘veloci’ e di esperienza.
Fin dal primo momento si capisce che il team inglese è tutto per il brasiliano a cui vengono riservati motori di scorta, gomme migliori ed upgrade aerodinamici.
La Lotus è un team in crisi e comunque, obbligatoriamente, è costretta a riservare un trattamento ‘premium’ ad un solo driver. Senna, conscio di questo stato dei fatti, ci marcia.
Così, quella che doveva essere un grande occasione, si trasforma per il giovane nobile scozzese in un calvario.
Ad ogni gara la Lotus, senza alcun aggiornamento meccanico ed aerodinamico, sembra sempre più nervosa ed inguidabile.
Mentre Senna arriva ad essere in lizza per il Mondiale, Johny naviga pesantemente nelle retrovie.
A fine stagione ha solo tre punti ed una ‘reputazione’ oltremodo compromessa.
L'epilogo
Per addetti ai lavori e stampa è solo un ricco pilota con la ‘valigia’, non degno della F1.
Nulla di più errato poiché, lasciato il ‘CIRCUS’, Dumfries vincerà la 24 ore di Le Mans al volante della Jaguar.
Purtroppo, in F1, con Senna come compagno ed una Lotus a corto di soldi, nessuno avrebbe saputo fare di meglio.
Dopo la carriera nel ‘motorsport’ tornerà a dedicarsi, da buon aristocratico, alle proprietà di famiglia, serbando nel cuore il ricordo di quei ‘giorni di tuono’, quando lanciava a tutta velocità sui circuiti di tutti il mondo quella Lotus ‘Turbo’ nera, tanto bella quanto indomabile.
Nonostante tutto, le critiche e l’assenza di risultati di rilievo, in cuor suo sapeva che ne era comunque valsa la pena. Far parte dell’Olimpo dei motori è sempre un privilegio, aldilà di qualunque siano i risultati.
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