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Jo Bonnier, il ‘gentleman driver’ di Stoccolma

Galdieri Rent24 aprile 20263 min di lettura29 letture0 commenti
Jo Bonnier

Jo Bonnier nasce a Stoccolma il 30 Gennaio 1930 da una famiglia molto ricca e prestigiosa.

Dopo le scuole superiori va ad Oxford a studiare lingue.

Siamo negli anni Cinquanta ed in Inghilterra le gare ‘amatoriali’ vanno moltissimo. Questo a causa dei molti  aeroporti della Raf dismessi che vengono usati come circuiti improvvisati.

Per ‘Jo’ è amore a prima vista. Il ‘sacro fuoco’ della velocità si insinua nelle sue vene e non lo abbandona mai più.

Dopo le prime competizioni ‘dilettantistiche’, dove comunque va alla grande, decide di troncare con gli studi facendo il pilota a tempo pieno.

Jo Bonnier, le vicende

Debutta nel 1956 in Formula 1 con la  Maserati, ma l’inizio è disastroso dato che la vettura italiana è oltremodo obsoleta.

Sarà con la BRM che riuscirà finalmente a dimostrare il suo valore.

In Marocco, nel  1958, è quarto, proprio nel triste giorno della morte di Lewis Evans.

Nel 1959 a Zandvoort il suo capolavoro, con una gara condotta al comando dall’inizio alla fine.

Un trionfo di ‘forza’ che sembra il preludio ad una carriera folgorante.

Negli anni successivi la Formula 1, categoria che adora, sarà, però, avara di successi.

La sfortuna non esiste, ma purtroppo nel caso di Bonnier non possiamo non ascrivere alla sorte avversa tante debacle che lo hanno privato di risultati di rilievo.

In cima a tutti, Reims nel 1961.

Lo svedese guida la Porsche  ed è trionfalmente e, contro ogni pronostico, al comando.

Si dice che le ‘Tedesche’ siano le più affidabili quando si parla di auto da corsa, ma non è il caso della Porsche di Bonnier. Lo abbandona a pochi giri dalla fine regalando la vittoria ad un giovanissimo Baghetti.

L'epilogo

Saranno le vetture sport e le gare Endurance a regalargli le maggiori soddisfazioni,  con due targhe Florio e d una 12 ore di Sebring.

Alla sua corona manca Le Mans, che vuole ad ogni costo.

Nel 1972 partecipa alla ’24 ORE’ con una Lola e sarà il suo ultimo acuto.

Sarà fatale l’urto con la Ferrari di Florian Vetsch, un ultimo ‘folle volo’ che lo strapperà per sempre ai suoi cari ed al motorsport.

Fu la fine di un grande professionista e di un elegante ‘Gentleman’ rubato agli studi di Oxford dalla sua passione per le auto che, alla fine, come accadde per Icaro, finì per bruciarlo.

Ma si sa, la passione è irrazionale e la si segue con il cuore senza pensare alle conseguenze.

Come molti della sua epoca Bonnier preferì morire per seguire i suoi sogni piuttosto che spegnersi lentamente in una vita che non era quella che gli apparteneva.

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