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Hillman ‘Imp’, la ‘Mini’ del Rootes Group

Galdieri Rent31 marzo 20263 min di lettura12 letture0 commenti
Hillman ‘Imp’, la ‘Mini’ del Rootes Group

La crisi  petrolifera dovuta al blocco del canale di Suez nel 1956 colpì molto duramente la Gran Bretagna.

Il costo del carburante era diventato oltremodo elevato e gli automobilisti chiedevano a gran voce auto  economiche nella gestione.

I grandi gruppi industriali britannici si mettono così al lavoro, al fine di proporre al pubblico auto  economiche, ma, allo stesso tempo, sicure e divertenti da guidare.

La sfida è di quelle difficili, ma in Inghilterra il talento ‘ingegneristico’ non manca.

La ‘BMC’ lancia la Mini con il suo innovativo schema tutto-avanti, la Triumph la ‘Herald’ meccanicamente più  tradizionale.

Hillman 'Imp', la storia

Il ‘Rootes group’ (proprietario dei Brand Hillman, Sumbeam e Singer) va ‘controcorrente’ ed imposta il suo progetto di ‘utilitaria’ con un'innovativa impostazione ‘tutto dietro’.

Il prototipo ( denominato Apex) ha un inedito motore posteriore studiato dalla ‘Coventry Climax’ completamente in alluminio con un efficiente sistema di trasmissione progettato dallo specialista  West.

Il design è ispirato all’americana Chevrolet Corvair e la nuova vettura, battezzata ‘Imp’, ha subito un enorme successo commerciale.

Purtroppo il progetto ‘ambizioso’ avrebbe richiesto tempi di sviluppo maggiori, ma la ‘Rootes’ ha necessità di recuperare gli enormi investimenti per l'ingegnerizzazione del veicolo e la costruzione della nuova fabbrica a Linwood deputata alla produzione del nuovo modello.

Facile intuire che il disastro era alle porte.

I problemi

Le prime ‘Imp’ avevano problemi di surriscaldamento ed agli ‘starter automatici’.

Le carrozzerie inoltre erano sensibili alla ruggine e l’impianto elettrico tendeva ad andare in tilt con la pioggia.

Anche i tempi di attesa, molto lunghi, dovuti al macchinoso processo di ‘costruzione’ con le teste dei motori  stampate a Linwood ( Scozia) e poi mandate a Coventry  (Inghilterra) per la lavorazione, non aiutarono la  reputazione della ‘Imp’.

Cosi, i molti clienti conquistati, migrarono  subito  verso altri marchi.

La seconda serie, proposta anche con i marchi Singer e Sumbeam con specifiche più lussuose,  risolse molti dei primi problemi di affidabilità, ma ormai la reputazione era compromessa.

Intanto Lord Rootes per creare questa vettura si era oltremodo indebitato ed era ormai sull’orlo della bancarotta, costretto a vendere tutto a Chrysler all’inizio del 1967.

L'epilogo

‘Imp’ doveva essere l’auto della svolta ed invece portò quasi al fallimento i suoi creatori, non riuscendo mai ad impensierire la ‘Mini’ di cui era la principale antagonista.

Non giocò a suo favore l’affidabilità precaria né tantomeno il suo ‘layout’ con motore e trazione posteriori visto, fondamentalmente, come ‘obsoleto’ già a metà anni Sessanta con il lancio della seconda serie.

Quindi, passato  l’entusiasmo per la sua ‘linea americana’ ed  il motore ‘coventry climax’, rimasero  solo i difetti  connessi alle tante rotture ed alla ‘presunta‘ arcaicità della sua concezione meccanica.

Un vero peccato poiché la ‘Imp’ aveva una guida estremamente divertente e, quando funzionava, se la giocava con la Mini Cooper senza problemi.

Il cambio era poi avanti luce a qualsiasi ‘unità’ prodotta nel Regno Unito in quegli anni.

Insomma, poteva essere un successo, ma forse necessitava di maggiore messa a punto.

Fu un'occasione mancata per ‘Rootes’ e l’inizio di una lenta agonia che, dopo svariati cambi di proprietà , portò alla totale scomparsa di tutti i brand del gruppo all’alba del 1978.

Poteva essere la storia di un grande successo, fu invece il preludio della fine.

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