Harald Ertl, il ‘driver’ giornalista ed intellettuale

Harald Ertl, oltre ad essere un giornalista ed intellettuale, ha un'irrefrenabile passione per le auto da corsa, le F1 specialmente.
Nel suo piccolo palmares figurano 19 Gran Premi, con scuderie minori come Hesketh, Ensign ed ATS.
Harald non ha mai avuto un mezzo all’altezza della situazione, ma questo non gli impedì di mettersi in mostra.
Harald Ertl, la storia
Nel 1976 è tra i piloti che al Nurburgring salvarono la vita a Niki Lauda.
Lo stesso anno fu protagonista di un insolito record, partendo di nascosto al Gran Premio di Francia non essendosi mai qualificato.
Viene fermato dopo quattro giri ed il suo ‘gesto sconsiderato’ sarà emulato con molto più clamore da Hans Heyer anni dopo.
Nel 1978, al debutto con la Ensign (altra monoposto scadente) era sesto, a quattro giri dalla fine.
A punti, sulla difficile e sfidante pista di Hockenheim in Germania, con un bagaglio tecnico non al livello di quello dei migliori e con una monoposto estremamente deficitaria.
Potrebbe essere una grande impresa, ma la macchina cede.
E’ la fine di un piccolo sogno di gloria.
Le vicende
Nel 1980 guida l’ATS, ma i risultati non arrivarono poiché la vettura tedesca è oltremodo peggiore della Ensign.
Tra rotture meccaniche e mancate qualificazioni si consuma per il ‘giornalista’ la sua ultima stagione nella massima formula.
Dopo aver lasciato il circus, si dedica al DRM (Campionato Turismo tedesco) a tempo pieno.
Nel combattuto campionato turismo tedesco Harald aveva già corso nel 1978 al volante della violenta Bmw 320i Turbo.
Con grande maestria ha battuto Porsche e Mercedes, laureandosi campione proprio per la stagione 1978.
Nel 1981 corre ancora nel DRM al volante delle potenti Ford Capri del team Zakspeed, ottenendo importanti vittorie. Il tutto nonostante la Capri non fosse ormai tra le auto più performanti e moderne.
L'epilogo
Il 7 Aprile 1982 l’amaro epilogo.
Harald, la nipote ed il cognato muoiono in un banale incidente aereo.
Gli unici a salvarsi saranno la moglie ed il figlio.
Una fine ingloriosa per questo ‘driver cronista’ che si scontra e corre con i più grandi della storia delle corse. Nella più normale delle ipotesi, avrebbe solo potuto scrivere di quelle imprese che, invece, grazie alla tenacia ed al talento, potè vedere e vivere di persona.
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