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Giancarlo Martini, pilota che meritava una seconda occasione

Galdieri Rent25 settembre 20262 min di lettura
Giancarlo Martini

Giancarlo  Martini, classe 1947, ha un approccio alla guida molto audace sopperendo con il coraggio alle sue carenze tecniche.

Questo poiché nella vita Martini fa altro, avendo una azienda che si occupa di concimi.

Le corse sono per lui un hobby.

Nonostante tutto Giancarlo Minardi gli offre un volante in F2, nel suo team ‘Everest’.

Martini non ottiene trionfi assoluti, ma si mette in luce per le sue qualità di guida.

Giancarlo Martini, le vicende

Ferrari lo vede come l’uomo giusto da inserire nel suo neonato ‘programma giovani’, attuato proprio in collaborazione con la ‘Everest’ di Minardi.

Nel 1976 la ‘Everest’ schiera Martini al volante di una Ferrari 312 T.

Purtroppo Giancarlo è acerbo ed alterna gare incolori ad incidenti.

La ‘312 T’ del team Everest corre in eventi non validi per il Mondiale con Martini che non riesce ad estrarre il massimo potenziale della vettura.

L’avventura di questo ‘Team Giovani’ Ferrari finirà presto con Giancarlo che andrà a correre in Formula Aurora.

In questa particolare categoria (una sorta di F1 britannica) otterrà ottimi risultati, a riprova che forse questo ragazzo, simpatico e scapestrato, una seconda occasione l’avrebbe meritata.

L'epilogo

Finita l’avventura nel motorsport diventerà un imprenditore di successo.

Il nipote Pierluigi, grazie all’appoggio dello zio riuscirà, a riportare il nome in F1 correndo in maniera dignitosa per Minardi.

C’era la velocità, ma forse mancava quella tecnica e quel rigore che avrebbero potuto permettere a Giancarlo Martini una carriera ‘regolare’ nel motorsport.

Nonostante tutto, con un ruolo da semplice comparsa, sicuramente Giancarlo si è divertito un mondo con quella bizzarra 3I2 T Rossa con vistosa presa d’aria blu’ del team Everest.

Una storia affascinante

La sua è una storia tipica degli anni Settanta in cui bastavano un po' di coraggio e soldi per schierarsi ad un Gran Premio di F1 a fianco dei più grandi.

Oggi sembra impossibile, ma all’epoca, grazie anche ad auto molto più semplici, non lo era.

Con coraggio, incoscienza ed un bel conto in banca, unito alle conoscenze ‘giuste’, ci si poteva concedere il lusso di spingere una F1 a 250 km/h sulle piste più famose del mondo.

Pericoloso? Sicuramente.

Bellissimo? Senza alcun ombra di dubbio.

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