Delta Yeti 850, la 4x4 italiana che sfidava le montagne

Delta Yeti 850, fascino montanaro. È uno dei progetti tecnicamente più ambiziosi mai nati nell'Italia dei carrozzieri: presentata nel 1968 e costruita a Torino dalla Delta Veicoli Speciali.
Il contesto è quello del boom delle piccole vetture multiuso. I carrozzieri italiani, forti della loro capacità inventiva, proponevano piccole e medie vetture realizzate su autotelai o componenti Fiat. Erano in grado di affrontare strade sterrate per svago o lavoro, arrivando anche a proporre particolari sistemi di trazione integrale.
Delta Yeti 850, la storia
La Delta Yeti 850 è l'esemplare estremo di quella stagione. Sfrutta il motore della 850 montato però all'anteriore ed è dotata di un sistema di trazione integrale (Samas) con riduttore. Particolare il telaio perimetrale in profilati di acciaio, una struttura scatolata esterna la cui sagomatura squadrata caratterizza e condiziona la linea del veicolo.
L'idea si deve allo stesso progettista che aveva firmato il Ferves Ranger. Il risultato è un piccolo fuoristrada a quattro posti con carrozzeria scoperta e tetto in tela, applicabile mediante intelaiatura a centine. Ma il primato che le spetta è un altro e non è piccolo. La Yeti fu il primo fuoristrada a quattro ruote motrici e sterzanti costruito in Italia per il mercato civile. Quattro ruote sterzanti, nel 1968, su una vettura lunga poco più di tre mt.
I dettagli
Sotto il cofano batteva il quattro cilindri della Fiat 850: 843 cc effettivi e 42 cavalli, con cambio a quattro rapporti più riduttore, così da disporre di otto marce in avanti e due in retromarcia. Pesava 850 chili in ordine di marcia, per un peso totale massimo di 1.195 chili. Portava quattro persone più una cinquantina di chili di bagaglio.
Messa in vendita nel 1968 e prodotta in piccolissima serie, nonostante la raffinata tecnica costruttiva la Yeti ebbe scarso successo, rimanendo in fase poco più che prototipale. La storia non finì lì. Dopo un paio d'anni il progetto venne acquisito da una nuova azienda di Alba, la Samas, che sostituì il propulsore con il 903 cm³ introdotto sulla Fiat 127, commercializzando il Samas Yeti 903.
La seconda vita fu più fortunata e più lunga: prodotta dal 1971 al 1975, ancora più compatta dell'antenata (3,10 metri contro 3,24), con un design più aggraziato e un motore da 47 CV e 62 Nm, non potentissimo ma affidabile ed elastico.
_____________________________________________________________________
Siamo appassionati di auto come te e abbiamo creato un vero e proprio contenitore di emozioni. Un luogo dove respirare una passione comune, quella per le auto di un tempo che fu.
Una community nata dagli avvincenti aneddoti di #GaldierirentRacconta dove i vostri racconti, video, foto prendono vita e diventano propulsori di ricordi di vissuti personali.
Ti aspettiamo per emozionarci insieme, segui il nostro gruppo Facebook!
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento o dare una valutazione.