Bob Wallace, l’uomo che sussurrava alle ‘Granturismo’

Bob Wallace nasce in Nuova Zelanda, ma è un vero ‘Anglosassone’ e, nel suo ‘DNA’, non c’è alcuna traccia degli antichi abitanti dell’isola.
Alto, magrissimo e biondo, non si può certo considerare un ‘mezzosangue’. Sembra molto più a suo agio, dato il temperamento taciturno e flemmatico, nelle nebbie delle Midlands piuttosto che nell’assolata isola oceanica.
Bob Wallace, la storia
Come molti sudditi di Sua Maestà, Wallace ama la velocità e si diletta come pilota ‘amatoriale’ nelle gare su sterrato in Nuova Zelanda.
Guida un po' di tutto, dalle Ford alle Austin, ma, se vuole ‘fare il salto’ di qualità, deve andare nel Regno Unito.
Dopo un periodo alla Lotus, dove ottiene ottimi risultati, arriva in Italia ed approda alla Scuderia ‘Serenissima’.
Anche in questo caso si comporta ‘egregiamente’ facendo un ottimo lavoro con le Maserati e considerato ‘collaudatore’ sensibile e preciso.
Le vicende
Dopo una parentesi in Ferrari decide, decide di seguire la sua smisurata passione per la meccanica ed accetta l’offerta di Lamborghini come collaudatore e capo dello sviluppo.
L’affermato costruttore di trattori ha una ‘vIsione’ e vuole produrre delle ‘Granturismo‘ migliori delle Ferrari.
Bob è oltremodo affascinato da questo progetto e sposa la ‘causa’ Lamborghini con tutto se stesso.
Parteciperà allo sviluppo di tutte le prime ‘fuoriserie’ del marchio emiliano, ed imprime una ‘forte’ impronta alla Miura, capolavoro che consacrerà il marchio. Ferruccio era considerato uno dei migliori produttori di mezzi ad alte prestazioni del mondo.
Il successo
Bob Wallace si fa carico di tutto il lavoro di messa a punto.
Parte alle 5.30 del mattino e prova fino a notte fonda i prototipi, guidando in tutte le situazioni possibili.
Autostrada, traffico cittadino, pioggia, neve, caldo intenso, il fine è solo uno: portare la ‘Miura’ oltre il traguardo dei 100.000 km.
Le cronache dell’epoca raccontano le sue tirate autostradali sulla neonata Torino-Milano. Wallace mette alla frusta il V12, chiedendogli il massimo con repentine accelerazioni e altrettanto brusche decelerazioni.
Sulla base della ‘Miura’, il neozelandese sviluppa un prototipo ancora più estremo: la ‘IOTA’. La vettura presenta una carrozzeria alleggerita e un motore potenziato, anticipando alcune delle soluzioni che ritroveremo sulla potente versione di serie ‘SV’.
Per Lamborghini sviluppa anche la Jarama e la Urraco.
In fabbrica lo chiamano ‘Troubleshooter’, perché scova e risolve i problemi. Su auto così prestazionali, in un’epoca in cui tecnologie e materiali non garantiscono ancora l’affidabilità degli standard moderni, i problemi sono davvero tanti.
L'epilogo
Assetto, iniezione meccanica o carburatori: Bob setta al meglio in modo da garantire alle ‘Lambo’ il massimo della performance.
Dopo l’esperienza in Lamborghini va in De Tomaso che rappresenta la sua ultima esperienza lavorativa in Italia a fine anni Settanta.
Riparerà in America con la sua numerosa famiglia, continuando a rendere ‘perfette’ le amate GT nella sua officina iper specializzata.
Un uomo, Bob Wallace, con un talento raro e particolare: quello di saper ‘sussurrare’ ai potenti motori delle sportive italiane.
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