BMW Isetta, un successo inaspettato di Renzo Rivolta

BMW Isetta, una storia affascinante. In Italia, nel secondo dopoguerra, c’è il boom degli scooter ‘Vespa’ e ‘Lambretta’ che offrono l’opportunità di muoversi ‘a motore’ con costi molto contenuti.
Con questi ‘mezzi‘ molte persone si affrancarono dalle biciclette, ma il risvolto ‘negativo’ della medaglia è costituito dalla poca praticità di questi ultimi in caso di neve e pioggia.
BMW Isetta, le vicende
Renzo Rivolta, della ‘ISO‘, azienda specializzata in frigoriferi ha così un’intuizione geniale. Uno ‘scooter chiuso’ che offre protezione anche in condizioni metereologiche avverse, dotato anche di tre ruote per una maggiore stabilità.
Siamo nel 1955 ed il nuovo mezzo viene denominato Isetta.
Purtroppo il costo elevato ed il motore poco potente ne fanno un ‘flop’ commerciale.
Rivolta, da imprenditore scaltro, mette in vendita progetto e brevetto.
Design inconfondibile
Il ‘concept’ lo acquista da un ‘costruttore’ inaspettato, Bmw.
I bavaresi erano sull’orlo della bancarotta e le loro grosse berline e sportive non riuscivano a compensare le perdite che il marchio accusava ogni giorno.
La gamma ‘Bmw’ nei primi anni ‘50 era ‘vetusta’ e per recuperare quote di mercato aveva necessità di un ‘forte’ svecchiamento, ma mancavano i fondi.
Con grande lungimiranza i Tedeschi vedono nel ‘giocattolo’ di Rivolta un‘importante opportunità di business. Quale? Fare ‘numeri’ nella fascia bassa del mercato con un prodotto frutto della migliore ingegneria italiana. Mettono nel mirino ‘competitors’ come Goggomobil e Messerschmitt che stavano vendendo molto bene auto dalla simile impostazione.
I tecnici Bmw creano un motore più potente derivato dal mondo ‘motorrad’ di Bmw, interni e finiture molto più curate rispetto al modello originale italiano.
I successi
L’operazione riesce ed Isetta è un successo.
Bmw la rende un best seller non solo in madrepatria, dove vince facile sia nelle campagne che nei grandi centri urbani, ma anche in Francia e Gran Bretagna.
Una ‘Microcar’ affidabile e di qualità, le cui ottime vendite permettono a ‘Bmw’ di risollevarsi e di porre le basi per diventare un colosso ‘mondiale’.
Diviene ‘protagonista’ anche di curiosi episodi di fuga tra la Germania est ed ovest per la particolare conformazione del vano ‘posteriore’. Permetteva di ‘sagomare’ una nicchia dove poter inserire l’eventuale ‘fuggitivo’.
Simbolo della libertà ‘occidentale’ che permetteva a normali cittadini di fuggire da regimi oppressivi e totalitari.
Nata come ‘flop’ e poi migliorata grazie all’estro ingegneristico di Bmw, Isetta rappresenta un ottimo esempio di design industriale. Un ‘piccolo cult’ grazie alla sue doti pratiche ed alla sua economia di gestione.
Un mezzo da considerare, a tutti gli effetti, il ‘vero’ antenato di tutte le ‘super -utilitarie’ venute negli anni successivi.
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