Bira, il principe thailandese amante delle corse

Bira, il principe thailandese amante delle corse.
Birabongse Bhanutej Bhanubandh, per gli amici ‘Bira’ è un principe Thailandese.
Come altri nobili Thailandesi studia in Inghilterra, a Cambridge.
L’Inghilterra non è la Thailandia e le giornate sono buie e fredde.
Bira, il principe
Le austere mura di un college vittoriano non offrono il calore necessario a Bira, il principe proveniente da luoghi esotici, ma, a scaldare il suo cuore, ci pensano i motori che ad Albione abbondano.
Bira conosce l’ebbrezza della velocità prima con una ‘MG’ e poi con una Riley.
Con ‘Romulus’ (una special basata sulla barchetta ‘ERA’) ottiene i primi successi.
I successi
Siamo a metà degli anni Trenta ed il principe è regolarmente tra i primi sui circuiti di tutto il Regno Unito.
Riesce anche ad aggiudicarsi la prestigiosa ‘Nuffield Cup’.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale è costretto ad appendere il casco al chiodo per poi riprenderlo finite le ostilità.
Parteciperà alle prime edizioni del mondiale di Formula 1, guidando anche per Maserati ed Osca.
Otterrà importanti podi e piazzamenti, pur non prendendo parte a tutte le gare.
Andrà anche a Le Mans, dove otterrà un mesto ritiro.
Le vicende
A fine anni Cinquanta si ritirerà dalle competizioni, tornando in Thailandia.
Nella terra natia si dedicherà alla vela.
Rimarrà legato però a doppio filo alle competizioni automobilistiche ed all’Inghilterra.
Non era raro vederlo a Goodwood al volante di qualche vecchia Bentley o Riley a celebrazione dell’età più pericolosa e pionieristica delle corse.
Anni in cui le auto non avevano freni e sterzo adeguati e montavano al posto del cambio ‘un mestolo’ che azionava arcaici sistemi di trasmissione.
Tutto ciò che contava era l’istinto e la voglia di imporre il proprio ‘io’ attraverso la ‘catartica’ esperienza della velocità che attraverso il ‘rischio’ spingeva , per contrasto, ad apprezzare ancora di più la vita.
L'epilogo
Negli anni Trenta correre in auto significava danzare con la morte.
E chiunque lo abbia fatto, aldilà dei risultati, era comunque un eroe.
In un freddo pomeriggio di dicembre, nel 1985, Bira morirà prendendo la metropolitana di Londra.
Un attacco cardiaco porrà fine alla sua audace esistenza.
Una morte ‘insolita’ per chi da giovane ha rischiato la vita al volante di vere e proprie ‘bare ‘ con le ruote in nome dell’incondizionato amore per le competizioni e la velocità.
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