Bentley Boys, gli Inglesi dalla leggendaria storia

Alla fine della Prima Guerra Mondiale molti aristocratici britannici, abituati a vivere ‘pericolosamente’, si trovarono, non essendoci più il conflitto, annoiati e spaesati.
Alcuni trovarono nell’automobilismo il ‘modo’ ideale di sfogare la loro passione per l’estremo.
Tra questi ‘signori’ annoiati dalla vita comoda, amanti del rischio e della velocità, troviamo un gruppo di ragazzi. Al volante delle Bentley, alimentarono una leggenda che, ancora oggi, emoziona ogni amante dell’automobilismo.
Questa è la storia dei ‘ Bentley Boys’, uomini nati per correre ogni oltre limite al volante di potenti Bentley, auto ‘icone’ della ‘potenza made in England’.
Bentley Boys, la storia
Ma chi erano questi ragazzi?
Wolf ‘babe’ Barnato, proprietario di una miniera in Sud Africa, amante delle macchine sportive e della bella vita che, nel 1925, comprò la fabbrica Bentley salvandola dal fallimento.
A Barnato si deve la ‘sfida’ contro il ‘Blue Train’, un treno che partiva da Calais e portava l’aristocrazia britannica in Costa Azzurra.
Wolf scommise 100 sterline sostenendo che con la sua ‘Bentley Speed Six’, rigorosamente di serie, avrebbe battuto quell’inutile treno arrivando per primo a Londra.
La sfida si rivelò più difficile del previsto poiché in Francia Wolf, in compagnia di un ‘improvvisato’ copilota, trovò pioggia, nebbia e gelate notturne.
Ad un certo punto la ‘Speed Six’ rimase anche senza benzina, ma, grazie ad una guida sconsiderata e incurante di tutto, la sfida contro il treno fu vinta.
I Francesi, con la loro proverbiale mancanza di umorismo, presero male la cosa.
Non si poteva correre con una Bentley a tutto gas sulle strade volute e pensate da Napoleone.
Le vicende
Bentley fu così espulsa dal Salone di Parigi del 1930, ma non fu un grande danno poiché ormai in Europa tutti volevano una ‘Speed Six’.
Il gruppo era composto anche da due ex piloti della ‘Royal Air Force’, Glen Kidston e Sir Henry ‘Tim’ Birkin, un giornalista, S.C.H . Sammy Davis, un medico, Dudley ‘Benjy’ Benjafield ed un driver professionista d’esperienza, John Duff.
Birkin era il più folle del gruppo. Fu lui a spingere per la creazione della possente Bentley ‘Blower’ dotata di compressore volumetrico, andando anche contro il fondatore della Bentley stessa, W.0. Bentley, che gradiva auto eleganti e compassate.
Proprio alla ‘Blower’ è legata una delle imprese più grandiose del gruppo.
24 ore di Le Mans, 1930.
Le favorite sono le Mercedes ‘SSK’ e per le Bentley di Barnato non ci sono molte speranze.
Tra gli alfieri della casa tedesca abbiamo il veloce Rudolf Caracciola che definisce le ‘Inglesi‘ arcaiche e lente.
Birkin ha così un'idea, tanto folle quanto vincente.
Bentley schiera, oltre alla tranquilla ‘Speed Six’, guidata da Barnato, anche le temibili ‘Blower‘ sovralimentate.
Il piano è diabolico: fare andare al massimo le ‘Blower’ portando le Mercedes al collasso.
I Tedeschi ci cascano, ignorando che i ‘grossi camion verdi’ (così definivano le Bentley in maniera dispregiativa) con il volumetrico non avrebbero terminato la gara.
Per tenere il passo delle Blower le SSK andarono al massimo, collassando nel giro di una nottata.
Anche le ‘Blower’, alla fine, spinte al massimo della loro potenza, dettero forfait, spianando la strada alla ‘Speed Six’ di Barnato che vinse la gara.
L'epilogo
Un‘impresa memorabile, un ‘lavoro di squadra’ frutto di intelligenza ed azzardo.
I ‘Bentley Boys’ hanno scritto pagine indelebili del motorsport, creando ed alimentando il mito ‘Bentley’, arrivato intatto ai nostri giorni.
Una storia fatta di rischio, potenza e benzina condita da litri di Cherry e Martini consumati nei locali più in di Londra, dove questi ‘arditi’ erano soliti riunirsi.
Racconti di un'epoca lontana, in cui correre in auto non era un ‘semplice’ sport, ma un vero e proprio ‘way of life’.
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