Lotus Elite Type 75, vettura premium
Lotus Elite Type 75, arriva il momento di ‘giocare con i grandi’. La Lotus di Colin Chapman era nota in tutto il mondo per i suoi successi in Formula 1.
Negli anni Sessanta le monoposto di Hethel con gente del calibro di Clark, Hill e Rindt battevano molto spesso le Ferrari.
Colin era un ingegnere ‘vulcanico’ dotato di una ‘visione’ che voleva la sua creatura, la ‘Lotus Cars’, al livello dei più blasonati costruttori europei.
Le auto da strada che però venivano costruite non erano paragonabili per classe, stile e prezzo a Ferrari e Porsche.
La Elan, per esempio, era una validissima ‘sportiva’ con una grande tenuta di strada ed un fantastico rapporto peso/potenza, ma non era di certo nella ‘Wish List’ di chi aveva una Porsche ‘356’ e magari voleva sostituirla.
La ‘Elan +2‘ di fine anni Sessanta si impegna nell’alzare l’asticella con rifiniture più curate ed una ‘maggiore presenza‘ in strada grazie a dimensioni maggiori, ma per Chapman non è abbastanza.
Recluta così Winterbottom e Kimberley, due ex ingegneri Jaguar, per definire la nuova ‘Granturismo’ della Lotus.
Il telaio della Lotus Elite Type 75 verrà studiato dallo stesso Chapman (molto simile a quello dell’Europa motorizzata Renault) e la carrozzeria viene costruita, per contenere il peso, in fibra di vetro.
Winterbottom e Kimberley collaborano con Giugiaro in Italia per la definizione del design esterno ed interno.
Il risultato che ne scaturisce è davvero ‘futuristico’, con una linea a ‘cuneo’ che anticipa la futura ‘Esprit’ che ben si sposa alla formula ‘Shooting Brake’.
Lotus Elite Type 75, le caratteristiche
La nuova ‘Elite Type 75‘( questo il nome scelto) non è una convenzionale coupé, ma una comoda sportiva con portellone con la quale puoi andare anche a caccia o a giocare a golf.
Tutto molto ‘inglese’ e di ‘classe’.
Il motore è forse l’anello davvero ‘debole’ del progetto, essendo un semplice ‘quattro cilindri’ con doppio albero a camme.
Le 4 valvole per cilindro non aggiungono la ‘nobiltà‘ sperata in un segmento in cui avere sei o otto cilindri era la norma.
La XJ- S della Jaguar era addirittura dotata di un V12.
Altre critiche alla Lotus Elite Type 75 provengono dal cambio (di derivazione Leyland) non all’altezza del resto della meccanica e dalla finiture che sulle prime serie sono davvero scadenti.
Al momento del lancio della Lotus Elite Type 75 (1975) la stampa specializzata ne elogia l’assetto ‘piatto’ e lo sterzo ‘chirurgico’, ma la ‘Elite’ ottiene riscontri poco lusinghieri per il motore che non ha il temperamento da ‘GT’ che si conviene ad un mezzo allineato a Jaguar e Porsche per il prezzo.
Il quattro cilindri 16v è terribilmente fiacco ai bassi regimi e necessita di un uso frenetico del cambio per dare il massimo.
Inoltre la concorrenza interna della ‘Esprit’ (uscita qualche mese dopo) e scelta come ‘BOND CAR’ per Roger Moore, non aiuta di certo le vendite con la Lotus Elite Type 75 destinata ad essere ‘cenerentola‘ della gamma Lotus.
Le novità
Il restyling del 1980 della Lotus Elite Type 75 porta alla migliore ‘Elite’ di sempre con un nuovo motore 2.2 (lo stesso della Sunbeam Lotus) più elastico e silenzioso e finiture interne estremamente curate.
Purtroppo, nonostante gli sforzi, le vendite non decolleranno poiché negli anni ‘80 Lotus è sinonimo di ‘Esprit’, meglio se Turbo.
Ad Hethel decideranno di puntare tutto sulla ‘Esprit’, lasciando morire in silenzio la ‘Elite’ che uscirà di produzione nel 1984.
Elegante, innovativa e mai scontata fu la ‘sportiva’ che gettò le basi per le Lotus moderne, raffinate e veloci Granturismo e non più rozze ‘KIT CAR’ che potevi costruirti in garage durante un rigido inverno britannico.
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