Lancia K, la compassata berlina che ebbe il difficile compito di sostituire la Thema

Lancia K, la compassata berlina che ebbe il difficile compito di sostituire la Thema
In #Galdierirentracconta di alessandro fedullo

Sostituire la ‘Thema’, che in Italia aveva dettato il passo per un decennio nel mondo delle segmento ‘E’, non era facile.
Thema non era una semplice berlina di rappresentanza, ma uno ‘status symbol’.
La concorrenza, però, sempre più agguerrita, imponeva un profondo rinnovamento di prodotto.

Alla Lancia decidono di partire da un foglio bianco migliorando i concetti base della ‘Thema’, portandoli ad un livello ancora più elevato.
Gli studi dei tecnici si concentrano sulla rigidità torsionale della scocca, sulla insonorizzazione della carrozzeria (si collabora con gli specialisti del settore Uni Keller Italia) e sul fronte dei motori, tutti nuovi ed a 5 cilindri (tra cui il 2.0 Turbo, lo stesso della Thema, ma rivisto nell’elettronica).
Anche la plancia è frutto di un’attenzione al dettaglio quasi maniacale, con un design inedito e materiali soft-touch.

Il Design è sintesi di equilibrio ed eleganza, rimanendo però lontano da qualsiasi eccesso barocco.
La nuova ammiraglia del brand torinese è svelata nel 1994 e si spera in un successo che possa bissare quello della ‘Thema’.
Le cose però non vanno propriamente così.
La ‘Lancia K’ è una gran macchina, ma, nonostante l’impegno profuso per progettare ogni singola vite, non ha personalità.
La ‘Thema’ aveva carisma da vendere e, nonostante la realizzazione meno accurata, divenne subito un oggetto del desiderio.

Lancia K’ invece non scalda gli animi e non bastano i motori con il sistema V.I.S , che permette di regolare la fasatura delle valvole per avere ‘cattiveria’ agli alti regimi e grande coppia ai bassi, a generare interesse nei confronti del modello.
Ad aggravare la situazione ci si mette poi l’affidabilità precaria dei primi esemplari, la cui elettronica tende a non funzionare come dovuto.
Le 2.4 Diesel, poi, a causa di un problema all’impianto di lubrificazione, hanno problemi di cedimento già tra i 90.000 ed i 100.000 km.
In Lancia riprogettano molte componenti  del ‘Diesel’  e ritarano i sensori capricciosi, ma ormai  la frittata è fatta, con molti clienti che si dice abbiano riportato le ‘K’ ai concessionari chiedendo indietro le ‘Thema’ date in permuta.

Nel 1997 con la seconda serie debutta il 2.4 JTDM common rail, ma i clienti preferiscono andare sulla Bmw serie 5 o sulla tecnologica Audi A6.
A complicare le cose ci si mette anche la concorrenza interna della ‘166’ Alfa Romeo, costruita nella stessa fabbrica di Rivalta, di qualità inferiore dal punto di vista di finiture e comfort, ma con molto più appeal.
Nel 2001 esce mestamente dai listini, sostituita dalla ‘Thesis’.
Quindi fu un flop? Commercialmente parlando, sì.

Dal punto di vista puramente ‘progettuale’ invece no, con la seconda generazione che aveva lusso e robustezza da vendere.
Purtroppo nell’automotive i fattori  di un ’non successo’ sono molteplici, ma il vero errore fu ‘buttare‘ tutta l’esperienza fatta, ripartendo da zero con la ‘Thesis’ che fu un disastro ancora peggiore.
La ‘Lancia K’ è il manifesto di ciò che ha portato Fiat quasi al collasso, ovvero la mancanza di continuità progettuale.
Il successo e la qualità si costruiscono e, per farlo, non bisogna gettare alle ortiche il lavoro fatto precedentemente, pensando di avere poi l’intuizione geniale che sbaragli la concorrenza.

Questo poteva valere negli anni Sessanta, ma nel mondo dell’auto moderna, in cui quasi tutto è stato sperimentato, rappresenta un pericoloso boomerang che porta solo effetti negativi.
Ed a farne le spese sono solo i ‘brand’ che perdono i loro clienti più affezionati, inesorabilmente regalati alla concorrenza.


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