Negli anni Settanta Alfa Romeo presenta al mercato l’AlfaSud- #galdierirentracconta

Alfasud compatta bella e dannata

Tra la famiglia Agnelli ed alcune frange dello stato italiano non c’è mai stato tanto feeling. All’interno del grande gruppo IRI l’idea di togliere quote di mercato alla Fiat offriva un piacere che andava oltre ogni umana perversione.

In questo contesto prende forma l’idea di un’Alfa popolare che avrebbe dovuto sfidarsi con la Fiat 128. La nuova auto sarebbe nata nella ex fabbrica Avio di Pomigliano, ristrutturata completamente dal governo, al fine di creare nuovi posti di lavoro nel depresso sud Italia.

Economica sì, ma sempre Alfa. Capisaldi fondamentali del progetto erano un comportamento di guida di livello superiore e stile aggressivo, nella più squisita tradizione della casa milanese. A lavorare sulla vettura c’è il brillante Rudolf Hruska che opta per un motore 1.2 Boxer che permette ai designer di sfruttare al meglio gli ingombri interni ed esterni, offrendo la possibilità di studiare un corpo vettura basso e filante.

Lo stile della baby Alfa viene definito da Giorgetto Giugiaro che probabilmente ancora oggi ha gli incubi per le richieste dell’ Ing. Hruska, molto rigido nella definizione delle quote interne della vettura. Il baule avrebbe dovuto contenere le valigie necessarie per una trasferta di otto giorni, non uno in meno.

Un’auto bella e grintosa

Nonostante la pressione il designer fa un lavoro superbo. L’Alfasud (battezzata così in onore del suo polo produttivo) è innovativa ma inequivocabilmente Alfa Romeo. Bella e grintosa fa sembrare le Fiat 124 e 128 macchinine uscite dall’uovo di Pasqua.

Purtroppo ogni rosa ha le sue spine. Il nuovo modello del Biscione risente della scarsa qualità degli assemblaggi, dovuti ad una manodopera non formata a sufficienza per lavorare in catena di montaggio.

A questo si aggiunge la veloce tendenza ad arrugginire dei primi esemplari e quello che doveva essere un successo si trasforma in un danno d’immagine senza precedenti per l’Alfa Romeo. Con la seconda serie la qualità migliora, ma ormai la credibilità è persa. Un peccato perché l’Alfasud è divertentissima, incollata alla strada grazie alla trazione anteriore e alla perfetta ripartizione dei pesi.

I freni a disco in-board, oltre ad offrire innegabili vantaggi per quanto concerne le masse non sospese, garantiscono una frenata potente e sicura che permette di affrontare in sicurezza ogni staccata.

Un progetto che meritava di più?

Non è un mistero che le Alfasud 1.5 ti dessero, senza molti complimenti, la paga alle Golf GTI che non vantavano la raffinatezza telaistica della compatta italiana. Con l’Alfasud siamo di fronte ad un progetto che avrebbe meritato di più a partire da un nome più degno. Un’auto così bella non doveva essere identificata semplicemente con la sua fabbrica ma avrebbe avuto bisogno di qualcosa di più evocativo, oltre che a qualità maggiore e personale qualificato.

Sicuramente, all’interno della Stessa Alfa, c’era chi boicottava il progetto. Nonostante tutto con questa vettura è cominciata la stirpe della Alfa compatte che ha dato vita a modelli di grande appeal e successo come la 33, la 145, la 147e la Giulietta.

Auto diverse fra loro ma con un solo comune denominatore: il piacere di guida. L’Alfasud rappresenta un capitolo importante della nostra storia motoristica, la prima Alfa per tutti che fece capire, anche a chi non si poteva permettere una Giulia, cosa volesse dire guidare una vera auto.

Se vostro zio o vostro nonno ne ha una, non demolitela ma conservatela con amore come si conviene ad ogni Alfa Romeo!

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